Ad una Judoista che non c'è più
amica di un tempo
irruente compagna
di mille uchi-komi
problemi nel tuo vivere
ma tornasti al Dojo
ero un ragazzino
provai l’efficacia
del tuo combattere
conobbi il tuo “harai-goshi”
me ne andai per un anno
non ti rividi più
seppi di vicende disperate
ti ricordo così
con i capelli arruffati
e le lenti a contatto
perse sul tatami
ciao Lu
nel giardino dell’universo
avrai finalmente trovato
un po’ di pace
……………………………………………………..
Era un’estate di tanti anni fa, avevo circa 16 anni, la cintura marrone sulla casacca del judogi, e qualche gara sulle spalle. Non ero abituato a farmi strapazzare troppo sulla materassina e men che meno da una ragazza (Lucia aveva circa 22-23 anni).
Non la conoscevo e del resto lei faceva parte di quella schiera di judoisti
“grandi” di un'altra generazione rispetto a noi ragazzini della pre-agonistica.
Si presentò un giorno al nostro allenamento: judogi immacolato e cintura marrone in vita. Testa bassa… e fu subito judo.
Imparai a conoscerla attraverso il suo judo “maschio” e potente, e fui
costretto ad imparare bene le cadute per …limitare i danni. La mia idea sul judo femminile cambiò profondamente…
Qualche anno dopo partii per il servizio militare poi, come spesso succede, ragioni di pagnotta mi costrinsero a diminuire gli allenamenti per dedicarmi al lavoro e poi un giorno Cesare mi disse che Lucia non c’era più.
Lucia generosa, spiritosa, allegra, Lucia coraggiosa.
……………………………………………………..
Nel giardino dell’universo… lei è là.